La storiografia sui consumi, e sui consumi culturali in particolare, ha modificato le periodizzazioni che solitamente ripartivano il Novecento con una netta cesura alla fine della seconda guerra mondiale. Particolarmente interessanti in questo senso appaiono i consumi cinematografici nell’Italia fascista. Fino alla fine degli anni trenta, infatti, anche il mercato cinematografico italiano è dominato dalla produzione hollywoodiana – come lo sarà alla fine del conflitto – e, assieme alle pellicole, gli italiani e, soprattutto, le italiane possono confrontarsi con modelli di mascolinità, di femminilità e di età diversi da quelli proposti dal fascismo.
Nella lezione illustrerò la politica del regime nei confronti della cinematografia, la produzione cinematografica fascista tra film di propaganda e telefoni bianchi, la ricerca da parte del fascismo di una baby star che possa rappresentare un’alternativa a Shirley Temple, i modelli di femminilità e di età proposti dal cinema statunitense e la loro ricezione in Italia, la spettatorialità delle studentesse italiane analizzata attraverso le forme di fandom e la piccola posta dei rotocalchi.
L’obiettivo è quello di verificare l’influenza della cultura cinematografica statunitense sul pubblico dell’Italia fascista, in particolare sulle ragazze.
Docente: Barbara Montesi
Durata: 1 ora e 30 minuti
Obiettivi Formativi:
- comprendere e riflettere criticamente sull’impatto dei consumi culturali nell’Italia fascista e sulle trasformazioni sociali, politiche ed economiche che li hanno accompagnati;
- interpretare il rapporto tra immagini cinematografiche e potere politico attraverso un’analisi che mette al centro la fruizione e la spettatorialità cinematografica tra gli anni trenta e i primi anni quaranta;
- confrontarsi con il dibattito teorico ed epistemologico relativo alla cultura visuale
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