Scavi
Scavi Villa Adriana 2024
Le indagini archeologiche condotte dall’Università di Urbino Carlo Bo nell’area del cosiddetto Anfiteatro di Villa Adriana, in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, stanno contribuendo alla definizione di un nuovo quadro conoscitivo per un settore della residenza adrianea interessato da complesse trasformazioni edilizie. Le campagne 2024-2025 hanno permesso di individuare un complesso monumentale finora non documentato, precedente alla realizzazione dell’edificio ellittico oggi convenzionalmente identificato come Anfiteatro. Tale complesso fu successivamente demolito e rasato per consentire la sistemazione dell’area nella forma oggi conservata.
I dati emersi consentono di riconoscere un’articolazione planimetrica di notevole impegno, collegata alla soprastante Piazza d’Oro e organizzata intorno a una grande aula centrale, affiancata da ambienti minori e da un fronte monumentale scandito da pilastri. La costruzione del cosiddetto Anfiteatro comportò lo spoglio degli apparati decorativi e il riutilizzo delle macerie del primo edificio come materiale di riempimento nelle colmate sottostanti il piano dell’area ellittica. Da questi livelli proviene una parte significativa dei reperti attualmente in corso di studio, tra cui numerosi frammenti di intonaco dipinto riferibili alle decorazioni parietali e ai soffitti dell’edificio precedente.
Lo studio degli intonaci costituisce una linea di ricerca centrale per la comprensione delle fasi decorative, delle tecniche esecutive e delle trasformazioni del complesso. Pur trattandosi in larga parte di frammenti di piccole dimensioni, i materiali conservano un elevato potenziale informativo. Alcuni nuclei documentano infatti l’impiego di soluzioni tecniche e cromatiche di particolare interesse, tra cui intonachini pigmentati, fondi azzurri, elementi figurati e cornici di tipo architettonico o pseudo-architettonico.
Sul sito il Laboratorio di Imaging for Humanities dell’Università di Urbino ha avviato una sperimentazione dedicata alla documentazione digitale dei reperti direttamente in cantiere. A questo scopo è stato progettato e testato un micro-laboratorio portatile per l’imaging archeologico, basato su un sistema leggero e autonomo che integra acquisizione fotografica controllata, riferimenti metrici calibrati, correzione colorimetrica e modellazione fotogrammetrica.
Il progetto mira a ricostruire, attraverso l’integrazione tra indagine stratigrafica, studio dei materiali, conservazione e tecnologie digitali, la storia di un complesso monumentale cancellato dalle successive trasformazioni dell’area. La documentazione tridimensionale dei reperti e l’analisi tecnico-materica degli intonaci permettono di conservare e interrogare dati altrimenti difficilmente accessibili, contribuendo sia alla ricerca scientifica sia alla valorizzazione di un settore di Villa Adriana ancora in corso di definizione.
Studio dei materiali della necropoli di Piazza D’armi a Spoleto
Attraverso un approccio interdisciplinare che vede coinvolti archeologi, antropologi, biologi, questo studio, che nasce da un progetto PRIN PNRR 2022 (Powerful women and outstanding children in Pre-Roman Umbria: Understanding inclusive societies with foreign peoples through an integrative approach of molecular anthropology, archaeology and virtual design), mira a far luce sull’ascendenza genetica, lo stile di vita, la dieta e la salute degli abitanti di una città preromana dell’Italia centrale: Spoleto (Umbria). Il tesoro di testimonianze funerarie raccolte durante le indagini archeologiche presso la Necropoli di Piazza d’Armi (2008-2011) ha aperto nuovi scenari sul ruolo delle donne e dei bambini in questa società tra la fine dell’VIII e la metà del VI secolo a.C. Inoltre, la presenza di nuclei allogeni (stranieri) all’interno della comunità sembra testimoniare il ruolo di Spoleto come ponte con altre popolazioni italiche dell’Italia centrale. Le caratteristiche uniche della necropoli di Piazza d’Armi testimoniano la natura inclusiva di questo centro preromano, aperto ad accogliere persone straniere nelle classi elevate della società e a conferire potere simbolico ai bambini.
Il fine principale della ricerca archeologica e antropologica risiede nella ricostruzione della nostra storia. In quest’ottica, è stato sviluppato un programma di divulgazione strutturato. Tutti i dati e i prodotti interattivi sono e saranno accessibili da remoto attraverso il sito web specifico creato per il progetto (www.bioarcheospoleto.it).
In particolare, in collaborazione con l’Imaging for Humanities Laboratory dell’Università di Urbino, sono stati generati modelli tridimensionali (3D) ad alta fedeltà sia dell’area archeologica “Di Marco”, un settore della necropoli, sia di due sepolture significative identificate all’interno del sito: la Tomba 35 (con corredo funebre femminile) e la Tomba 46 (con corredo funebre maschile).
In fase di aggiornamento
Materiale scavi Ostia Camera degli Aurighi
Materiale scavi Palestrina