Il laboratorio “Imaging for Humanities”, tra le sue peculiarità, ha iniziato lo sviluppo di soluzioni software dedicate alla didattica e alla ricerca nell’ambito dell’imaging digitale, con particolare attenzione ai contesti artistico-culturali e alle applicazioni per le scienze della formazione e dell’archeologia.

La produzione di strumenti software è pensata come supporto operativo ai corsi afferenti alla Scuola di Scienze della Formazione Primaria, dove gli studenti affrontano i fondamenti della rappresentazione visiva e della didattica dell’immagine, ma anche agli allievi del corso di laurea in Archeologia del Mediterraneo Classico, in cui il laboratorio contribuisce all’apprendimento delle tecniche di rappresentazione, visualizzazione e riproduzione digitale ad alta definizione di reperti e contesti archeologici.

La maggior parte dei software sono sviluppati in linguaggio Python, per favorire trasparenza dei processi, portabilità tra piattaforme e possibilità di estendere o personalizzare gli strumenti in ambito accademico, individuando anche la ricerca come ambito applicativo.

Questi strumenti informatici perseguono una duplice finalità: da un lato introdurre in modo controllato ai principi dell’imaging digitale (formati, risoluzione, campionamento), dall’altro rendere comprensibili e sperimentabili i workflow di gestione del colore, dalla cattura alla visualizzazione.

È stato sviluppato un applicativo didattico per la manipolazione di base delle immagini digitali, che guida gli studenti attraverso operazioni fondamentali come ritaglio, ridimensionamento, regolazione di luminosità e contrasto, mantenendo costante attenzione alla corretta interpretazione di pixel, istogrammi e profondità di bit.
Un secondo strumento è dedicato in modo specifico alla correzione del colore, permettendo di esplorare profili ICC, il bilanciamento del bianco, le curve tonali e il confronto tra diversi spazi colore, al fine di comprendere le implicazioni percettive e metriche delle scelte di workflow.

Per l’ambito della fotografia metrica, il laboratorio ha realizzato un applicativo che supporta l’insegnamento dei criteri di scelta della risoluzione ottimale, introducendo il calcolo della Ground Sample Distance (GSD) e la sua relazione con scala di rappresentazione e accuratezza del modello fotogrammetrico.​​ Lo strumento consente agli studenti di simulare configurazioni di ripresa (parametri di camera, distanza, formato del sensore) e di valutarne l’impatto sul dettaglio metrico, con particolare riferimento ai rilievi di manufatti archeologici e architettonici.

Sono inoltre stati sviluppati plugin integrativi per software commerciali di fotogrammetria digitale, concepiti come estensioni specialistiche e non come prodotti autonomi, che si inseriscono nei workflow esistenti senza modificarne le funzionalità di base.Questi plugin automatizzano l’acquisizione e l’organizzazione degli scatti in ambienti controllati per reperti archeologici di piccole e medie dimensioni, gestendo sequenze di ripresa, metadati tecnici e impostazioni di ripetibilità, al fine di standardizzare il processo e migliorare la qualità dei modelli 3D destinati allo studio e alla documentazione.